IL RE DEI CIARLATANI

 

Nel ringraziare Erminia per avermi confezionato il video in tempi brevi, posto la foto del nobel arruolatosi volontario nella repubblica di Salò e mi scuso per il post chilometrico, ma con i buffoni per vocazione c’è da stare attenti.

 

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Nel post precedente, l’amico Carlomi lascia un commento, ne stralcio una parte

 

“”Ciao Tina e buon pomeriggio. Tu non ci vai sul sito del comico e, quindi, ti racconto io cosa sta combinando il nobel di cui sopra: ha pubblicato un post ed un video. Nel primo, si rivolge a “media, partiti e soloni della politica” che criticano il movimento definendolo “l’exploit de’ l’uomo qualunque e dei movimenti contestatari del ’68… sono nati velocemente e con la stessa velocità si sono sfasciati alla prima curva della realtà.”

Lui, l’oscar, replica affermando “…la ragione di quelle effimere meteore è senz’altro la dabbenaggine di una generica protesta, priva di una minima analisi politica, arraffata piuttosto nel solito calderone anarcoide alla cui testa si susseguono velleitari Lenin o i soliti bordighisti…”“”

 

Dire che sono andata in bestia è dire poco, poi ho stabilito che l’età in molti soggetti genera distorsioni della memoria e il Nobel ultimamente, cito ancora Marquez, confonde il cazzo con l’equinozio, questione di desinenze.

 

Da quei moti ne sono seguiti 12/14 anni di riforme sociali che hanno trasformato la società degli schiavi del cottimo e del caporalato, in società più equa e con diritti e doveri ben chiari…con un occhio allo stato sociale più debole.

 

1969 legge 153, pensione sociale ai 65quenni privi di risorse. Ex legge del 1965.

 

1970, maggio legge 300 (sempre che il nobel ricordi cosa tratta visto che oggi difende l’opposto)

 

1970, dicembre legge 898 Fortuna/Baslini

 

1971 legge 1204   Tutela delle lavoratrici madri”,

 

1974 Referendum per l’abrogazione della legge Fortuna/Baslini, il 59,3% disse NO.

 

1975 Maggio legge 151 riforma del diritto di famiglia

 

1978 legge 193 depenalizzazione dell’aborto

 

1978 legge 180 del 13 maggio, meglio nota come legge Basaglia.

 

Queste per citare una parte di lavoro che “noi rivoltosi del 1968 e seguire” abbiamo creato, dalla rivolta alle grandi riforme, il nostro retroterra.

 

Poi mi sono detta che forse era arrivato il momento di andare a dare uno sguardo al retroterra del nobel…è stato come schiantarsi contro un muro a 180 chilometri l’ora.

 

Visto che il nobel ha il “vizietto” di querelare chi mette il luce la sua camicia nera, mi limito a copiare e incollare da wikipedia, se vuole, quereli wikipedia, ma tanto, la verginità non gliela ricostruirà nessuno.

Le dichiarazioni di Milani e Lazzarini provocarono grande scalpore, tant’è che testimoniarono durante il processo di Varese contro Fo il quale, dopo un acceso confronto, li denunciò per falsa testimonianza.
La querela al comandante partigiano Giacinto Lazzarini provocò non poco stupore, poiché ne la biografia “La storia di Dario Fo”, di Chiara Valentini, si legge che “il leggendario comandante Lazzarini fu l’idolo della mia vita”. Il processo di Varese dura un anno e si conclude, dopo oltre dieci udienze, il 15 febbraio 1979, con una sentenza che assolve per intervenuta amnistia il direttore, de “II Nord”. Nel 1979 nella sentenza fu scritto: “E’ certo che Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso – e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali – anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano.[…] lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile di tutte le attività e di ogni scelta operata da quella scuola nella quale egli, per libera elezione, aveva deciso di entrare. E’ legittima dunque per Dario Fo non solo la definizione di repubblichino, ma anche quella di rastrellatore” Milani fu assolto dall’accusa di falsa testimonianza con sentenza definitiva nel 1980 perché “il fatto non sussiste”. La sentenza non fu appellata e così passò in giudicato. [3]

Fo dichiarerà poi nel 2000 al Corriere della Sera: “Aderii alla Rsi per ragioni più pratiche: cercare di imboscarmi, portare a casa la pelle. Ho scelto l’artiglieria contraerea di Varese perché tanto non aveva cannoni ed era facile prevedere che gli arruolati sarebbero presto stati rimandati a casa. Quando capii che invece rischiavo di essere spedito in Germania a sostituire gli artiglieri tedeschi massacrati dalle bombe, trovai un’altra scappatoia. Mi arruolai nella scuola paracadutisti di Tradate. Poi tornai nelle mie valli, cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani, ma non ne era rimasto nessuno”.[4][5]

Nel 2004 Oriana Fallaci ritornerà sulla questione, attraverso numerose interviste e in particolare scrivendo ne La Forza della Ragione: “fui esposta al pubblico oltraggio. Istigato, questo, da un vecchio giullare [Dario Fo] della repubblica di Salò. Cioè da un fascista rosso che prima d’essere fascista rosso era stato fascista nero quindi alleato dei nazisti che nel 1934, a Berlino, bruciavano libri degli avversari.[6]

Nel 2007 viene pubblicata l’autobiografia “Il mondo secondo Fo. Conversazione con Giuseppina Manin” edita Guanda. Nel libro viene riaperta la questione, Dario Fo «ha fatto parte della Repubblica di Salò», osserva l’intervistatrice Giuseppina Manin, coautrice del libro. Dario Fo non si sottrae, e risponde che quella «parentesi» lui non l’ha «mai negata». Ammette di essersi arruolato «per salvare la pelle». E, non rinunciando a tenere il ditino alzato, fa notare la differenza con un altro premio Nobel, Gunter Grass, che la sua militanza nelle Waffen-SS l’ha tenuta nascosta fino all’anno scorso. «Quello che più mi ha colpito della sua vicenda è il fatto di aver tenuto quel segreto dentro per tutto il tempo. Grass ha convissuto con la sua colpa per oltre sessant’anni».[7]

Nel 2007 Ercolina Milanesi,giornalista, collaboratrice e free-lance su diversi quotidiani nazionali, ha scritto che nel 1944/45 era sfollata a Cittiglio (VA), ha raccontato che conosceva bene Dario Fo e ha ricordato che “un giorno si presentò tronfio come un gallo per la divisa che portava e ci tacciò di pavidi per non esserci arruolati come lui

Egregio (?) premio nobel, le mie radici socio politiche affondano nel Socialismo di Riccardo Lombardi e nel Movimento Lotta Continua, ci siamo battuti per la modernizzazione del paese e non ci siamo venduti a nessuna dottrina di parte, quando parla di noi autori dei moti del 1968, si sciacqui la bocca e il cervello con acido muriatico, lei non è degno nemmeno di ripulire le panchine dove noi poggiamo le terga, lei ha indossato una camicia nera per libera scelta e strada facendo l’ha dipinta di rosso per comodo, ora, attraverso il buffone comico, sente che può tornare all’origine, ovvero, tornare a ridipingere quella camicia di nero.

Le dedico questo video, la canzone è sua, forse quando l’ha scritta non pensava che ci sarebbe stata una sessantottina dallo zoccolo duro che gliela avrebbe ribaltata addosso.

 

 

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

Napoleone primo andava matto per ‘sto dramma
ed ogni sera con la sua mamma
ci veniva ad ascoltar.
Napoleon di Francia piange ancora e si dispera
da quel dì che verso sera ce ne andammo
senza recitar.

E pure voi ragazze piangerete
se il dramma non vedrete fino in fine
dove se state attente imparerete
a far l’amore come le regine
e non temete se stanotte è scuro
abbiamo trenta lune di cartone
con dentro le lanterne col carburo
da far sembrare la luna un solleone.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone
sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Vedrete una regina scellerata
innamorata cotta del figlioccio
far fuori tre mariti e una cognata
e dar la colpa al fato del fattaccio.

Napoleon francese per vederci da vicino
venne apposta sul Ticino
contro i crucchi a guerreggiar.
Napoleone primo che in prigione stava all’Elba
vi scappò un mattino all’alba
per venire a batterci le mani.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone…

Nobel, mi auguro che lei provi almeno un briciolo di vergogna, se dovessero mai istituirlo, lei vincerebbe il nobel all’ignominia e alla falsità ideologica, insomma, il nobel alla menzogna.

Ai compagni che per protesta hanno votato il buffone comico dico, guardate l’ultima immagine del video, è nel mio blog da tempo, ma se Berlinguer fosse ancora vivo, direbbe la stessa cosa:

 

VABB’E’…VE LO DICO

NON AVETE CAPITO UN CAZZO.

 

IL RE DEI CIARLATANIultima modifica: 2013-03-08T22:26:00+00:00da tina948
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