ANDRE RIEU E LO STRADIVARI DEL 1667

 mi hanno placata.

L’ho scoperto da poco con questo video durante un suo concerto in Messico

 

 

 

Ho scoperto questo genio del violino per sfuggire al caos giornalistico monotematico che ha scordato che esistono gli Italiani.

 

Dal giorno della lettura della sentenza che condannava con 20 anni di ritardo l’intrallazzatore e truffatore del fisco, quindi del Popolo Italiano, il mio linguaggio ha superato quello di un portuale incazzato al quale è caduta una cassa sul callo dolorante.

 

Nel sentire la santanchè, brunetta, cicchitto end company minacciare sfracelli, ho desiderato che al condannato venisse un colpo apoplettico e ci liberasse di lui, di loro e a lui liberarsi di noi.

 

Non che dalla parte del PD abbiano fatto di meglio, ormai, quando sento il sindaco di Firenze ho conati di vomito, lui crede di essere il clone di  George Washington e  Abraham Lincoln messi assieme, qualcuno gli spieghi l’esatta etimologia del termine “PIRLA”, ma visto che è sponsorizzato dal “chierichetto Franceschini”, l’appartenenza al genere non si discute.

 

Lui si dichiara di sinistra, lui è di sinistra come io sono di destra.

 

Dicevo, per evitare di smoccolare, ho spento e ho colto al volo il link che mi ha mandato l’esperta informatica, la porta che mi serviva per uscire a respirare un altra aria.

 

Torno ad Andre Rieu, in tutti i video che sto scorrendo trovo una nota comune, la capacità sua e della sua orchestra di coinvolgere il pubblico al punto da farlo diventare parte attiva dello spettacolo.

 

Quest’altro video ne è la prova.

Suonando my way in onore di Frank Sinitra a uno spettatore sono scese le lacrime di commozione

 

 non mi sono stupita, saper suonare il violino non è da tutti, suonarlo come lo suona lui riconcilia con le cose belle che ancora ci circondano e la musica è ancora una delle cose belle che ci circondano.

ANDRE RIEU E LO STRADIVARI DEL 1667ultima modifica: 2013-09-03T03:22:00+00:00da tina948
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8 pensieri su “ANDRE RIEU E LO STRADIVARI DEL 1667

  1. ciao placaTina,senza andare per le lunghe, voglio dirti che io riesco a piangere anche con alcune canzoni di Pupo! E’ chiaro il concetto? Se sapessi accarezzare le note ad un pianoforte, non uscirei più di casa. Quando sento il soffio del flauto andino mi sento ripulire il malandato cervello. La fisarmonica mi fa sentire addosso tutta la nostalgia del mondo. Il violino è una carezza continua alla centralina emotiva. Se e quando berrò il bicchiere della dolce e dignitosa morte ascolterò “A muso duro” del tuo Pierangelo Bertoli. L’alternativa (come ti avevo già scritto) sarà la stessa canzone a darmi il commiato prima di andare nell’aria della mia Torino ed oltre.Forse devo rimandare l’audizione del tuo amato violinista…..Un abbraccio. robi

    • @ Cipralex1Ciao Robi ;-))Si, mi è chiaro il concetto, se non sbaglio ti ho già scritto che tu hai quello che manca a me, l’anima a portata di mano ;-))No, Pupo proprio no, mi emoziono con “Addio Lugano, Contessa, tutto Bertoli, I morti di Reggio Emilia”…ma Pupo NO!!! ;-)))Sono sicura che non usciresti più da casa anche sapendo suonare la chitarra classica ;-))Al tuo secondo sfottente intervento:è andata in black-out la mia capacità di sopportazione, la mia anima di sessantottina mai pentita ha mostrato i canini assetati e onde evitare rottura di suppellettili ho staccato la spina, ma visto che sei arrivato al nuovo post… ;-))Buon pomeriggio Robi ;-))

    • @ CarloCiao Carlo ;-))Sai, avevo da fare guasto e quindi ho staccato la spina, l’ultima zoccolata sui denti di un ente inutile e deleterio l’ho data questa mattina, leggi la mia risposta al tuo precedente commento e capirai ;-))A dopo dalle tue parti ;-))

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