04/10/2009

O ME MISSINA SI DI LU PILORU…

NA SPLENDIDA RIGINA NU GRAN TISORU, U ZEFIRU D’INCANTU L’ARIA SPIRA, U MARI, U SULI, U CELU TI RISCHIARA…

 

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MESSINA VEDUTA DELLO STRETTO
***

Una vecchia canzone registrata su nastro (quei nastri stile pizza) con un registratore “geloso” in  un pomeriggio passato in casa con una decina di ragazzi  tirati fuori da una situazione incresciosa e ridicola, generata “da babbaria” del  loro accompagnatore, diciamo che  aveva peccato di “eccesso di fiducia” unita a una buona dose di megalomania (il marchio di fabbrica della dinastia da parte materna, mi va di culo che ho ereditato per intero il DNA paterno), il suo orgoglio deve essere andato in frantumi non per la situazione creatasi, ma per essere stato tirato fuori dai guai “dalla pecora nera della famiglia”, che a ogni infornata di ragazzi che salivano nelle macchine per essere distribuiti nelle nostre case in attesa del treno che li riportasse a Messina,  si sganasciava dicendo: Ok, altri ostaggi liberati.

Guardando lo scempio della mia città mi e’ venuta in mente quella giornata e quei ragazzi che si sono esibiti a mio uso e consumo davanti a un registratore,  creandomi  un nodo di commozione alla gola, oggi la canticchiavo, malignamente ho concluso…

…e tinni stai calannu o funnu, provincia babba eri e provincia babba  resti.

Messina è un territorio senza radici etniche, una città che non ha cittadini propri che ne difendano la storia, Messina esiste, i Messinesi no, mi spiego con un sunto di storia.

Messina vede la luce nel  735 a.C. col nome ZANCLE che significa FALCE, dalla forma del suo porto, appunto a forma di falce.

Sulle origini etniche dei primi abitanti del territorio non c’è univocità: Siculi, Greci, Calcidesi, Cumani.

La sua posizione geografica la rende appetibile, a partire dal 494 a.C., a cicli storici costanti viene rasa al suolo e caparbiamente ricostruita, subisce una lunga serie di colonizzazioni, cominciano nel 494 i Milesi, 475 Anassilla che le cambia il nome in MESSENE prima e MESSANA dopo, 426 Ateniesi, 425 Siracusa, nel 396, rea di aver appoggiato ACRAGAS viene prima saccheggiata e poi distrutta fino alle sue fondamenta dai Cartaginesi.

Viene riedificata dal tiranno di Siracusa Dionisio che, per difendersi da altri attacchi fonda due rocche che guardano il mare, Tindari e Taormina, nel 282 viene invasa dai Mamertini che nel 264 la elargiscono ai Romani di Appio Claudio.

Nel 48 passa Giulio Cesare, nel 36 Sesto Pompeo ci fa una sosta stabilendovi il suo quartier generale nella guerra contro Ottaviano, questo vale a Messina un declassamento a “municipio romano”, ciò non toglie che resta una città florida e prospera, tutto questo Avanti Cristo.

Dopo Cristo.

468 passano i barbari di Genserico, re dei  vandali, nel 476 Odoacre re dei Goti, segue il bizantino Belisario, inviato da Giustiniano, passa dal dominio Bizantino a quello degli imperatori romani di Bisanzio che restano fino all’831, anno della definitiva occupazione Araba, una tregua che finisce nel 1060 con la calata dei Normanni, nel 1266 una capatina la fanno gli Angioini, nel 1282 un’occhiata la danno gli Aragonesi, nel 1342 tornano gli Angioni, nel 1392…a rieccoli, gli Aragonesi, altra tregua.

Nel 1600 la città conta 120 mila abitanti, nel 1659 arrivano i Borboni e tra rivolte sedate nel sangue ed esiliati, la popolazione si riduce a 11 mila abitanti, nel 1702 un indulto permette ai fuorisciti di tornare, dal 1734 tutta la Sicilia e’ sotto il dominio dei Borboni.

Tregua? Naaa…nel 1743 viene colpita dalla peste, 40 mila morti, il tempo di prendere fiato e nel 1783 un terremoto ne ammazza altri 7 mila, Messina prende parte alle rivolte per far sloggiare i Borboni e dal 1861 una tregua, quella bastante a rimpolpare il numero degli abitanti.

Il 28 dicembre del 1908 viene sbriciolata, rasa al suolo da un violento terremoto, 60 mila morti, all’inizio del 1909 Messina conta 5 mila abitanti.

Lentamente rinasce, direte, finalmente è finita, ma va…tra il 1940 e il 1943 le piovono addosso 30 mila bombe tutte esplose.

Col dopoguerra comincia la tregua, la ricostruzione, l’economia che tiene attraverso i collegamenti dei traghetti  tra Messina, Reggio Calabria e Villa S.Giovanni, i Cantieri navali Rodriguez, l’avvento di una linea privata dei traghetti, Caronte, il miraggio del lavoro attira gente dalla Calabria e dall’entroterra della Sicilia, il che significa che il Messinese come etnia non esiste, la città si, il cittadino no. Esiste l’immigrato stanziale che non ha potuto dare vita a una dinastia in quanto, tra invasioni, saccheggi, dominazioni di ogni tipo, emigrazioni,  il messinese con radici storiche non esiste, il mio dialetto e’ la testimonianza di quanto affermo, la scatola in dialetto messinese è “buatta”, in francese “boat” e vi risparmio il resto.

La città è abitata da apolidi stanziali, quelli che, trovato il posto che procura cibo vi piantano quattro assi, un tetto di lamiera e va bene così, le baracche si vendono, chi esce dalla baracca per entrare in una casa popolare, vende la magione perpetuando i “quartieri signorili”, il mondo politico sa e non muove un dito, nessuno si priva di un serbatoio di voti garantito dall’assistenzialismo.

Amo la mia città come un’amante ama una donna che sa dover condividere, l'ama ma con astio, andandomene non sono riuscita a buttarmi dietro le spalle il fatidico pugno di sale che nella tradizione Messinese significa “a mai più ritornare”, la mia infanzia e la mia adolescenza sono radicate la, ma non posso non criticare le scelte scellerate che ha fatto, consegnarsi mani e piedi a una classe dirigente clericale, reazionaria e in qualche caso mafiosa, tutto inizia con la ricostruzione del dopoguerra e con il boom economico italiano, a partire dagli anni sessanta la speculazione edilizia dissennata e selvaggia costruisce sulle pendici delle colline sabbiose dei monti S. Rizzo. Quello che è successo a Giampilieri è solo la conseguenza del malaffare, quello che succederà con la prima colata di cemento che darà vita al ponte…andate a visitare Torre Faro, Ganzirri e quella parte di costa, prima che vada a fondo, del resto, per Messina non ci saranno “Porte a Porte”, sono sicura che Bertolaso se n’è andato tranquillo, qualcuno deve averlo rassicurato dicendogli:

TRANQUILLO, MESSINA COSA NOSTRA E’.

A me sale una sola invettiva contro gli amministratori dell’Isola parafrasando "cavalleria rusticana":

Aviti aviri na malanova o ionnu fino a quannu campati.

Commenti

Siamo alle solite Tina: era tutto prevedibile, evitabile. Tutti quei morti... INVANO. Resta amarezza, forte rabbia e quella ferita che si rimargina di idealismo, ma si riapre di realismo, che sa di m**** e di facce inguardabili, e discorsi inascoltabili.

sono con te, nel rispetto e nel dolore delle vittime e di chi le piange. Sinceramente.

Scritto da: Saamaya | 04/10/2009

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Per me Messina è una di quelle città di cui si sente parlare poco, giusto per lo stretto e il tutto connesso. Quella che ci hai raccontato è una storia scritta con la passione di chi ama la sua terra, la sua gente.
E' tutto così. Penso a Viareggo e a tutte quelle tragedie di varia natura che puntualmente sconvolgono la vita di intere comunità. E' allucinante, non ho parole, non lo sopporto più, continuo a stupirmi per la stupidità umana, non riesco a farci l'abitudine.

Scritto da: paolo | 04/10/2009

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@ Saamaya

Fino a quando Messina non avrà i Messinesi coscienti, perpetuerà questo stato di fatto, si tramandano di padre in figlio il malcostume di garantirsi il posto al sole attraverso il mammasantissima di turno e se la disgrazia del momento non tocca il singolo, se ne fottono di cambiare il sistema.
Piango i morti e stramaledico i vivi, scusami, ma le parole del sindaco che si difende dicendo che lui c'e' da soli 18 mesi è una istigazione a delinquere, è in politica da quando è nato, sapeva cosa succedeva e ...andassero a fan...
Ciao Vento.

Scritto da: Tina | 04/10/2009

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Come sempre: ci devono essere i morti perché si faccia qualcosa o, peggio, si scoprano le cose malfatte.

Scritto da: Dalle8alle5 | 05/10/2009

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Tina, leggendo i commenti su Tempostretto ho scoperto il tuo blog e mi sono connessa:mi sono commossa!, credo che siamo coetanee, anche se forse non ci siamo mai conosciute, (conoscevo un rag. Campolo che lavorava in comune con mio padre).Sono partita da Messina nel 1971, appena laureata, dopo 2 esperienze lavorative negative, ci sono tornata regolarmente in estate fin quando c'erano i miei genitori. Ora d'estato "veleggio" versi luogi più "ameni", più puliti e meno "zalli".La nostalgia c'è, su faceboock ho ritrovato qualche conoscente della mia infanzia, ma forse è solo nostalgia dei 20 anni che non ci sono più. Quello che è successo in questi giorni temo solo sia il prologo di ben altro. Hai ragione: il messinese non esiste. i miei 4 nonni lo erano da molte generazioni, ma, come scrisse un antropologo in occasione dei 100 anni del terremoto, forse lo choc ha modificato il dna dei pochi superstiti, che non hanno saputo trasmettere amore per la propria terra. Mettiamoci poi una classe dirigenti attaccata alle poltrone dal credo massonico, che si tramanda il potere da padre in figlio, attraversando impunemente Borboni, Savoia, Repubblica Dc e Repubblica Pdl.
Ho avuto il piacere di leggerti e da adesso lo farò spesso
Ciao

Scritto da: mimma | 05/10/2009

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@ Paolo

Messina è una città ricca di storia come tutta la Sicilia, la cultura con la C maiuscola ha risalito lo stivale partendo dalla Sicilia, dallo stivale è scesa la barbarie e i guerrafondai, almeno fino all'anno 1000.
Questo il pistolotto di parte, il resto amico mio fa parte del progetto di "descolarizzazione" delle masse, l'eliminazione della coscienza del Sè (ne abbiamo già scritto), non si parla più dell'alluvione di Firenze, in quell'occasione, i Fiorentini e gli "Angeli del Fango", scaraventarono Moro dentro l'acqua invitandolo a dare una mano o a levarsi dalle palle che intralciava.
Il Vajont non lo ricorda nessuno, il Belice ... cos'è?
Tutto si ripete in maniera paranoica, Messina, dopo il 1908 venne ricostruita con strade larghe e palazzi non superiori ai tre piani, dopo la guerra hanno cominciato a costruire sulla sabbia e con la sabbia, hanno coperto le fiumare costruendoci sopra, disboscato le colline...se piove ancora crollerà il costone che sovrasta la panoramica e di Messina si parlerà al passato per sempre.
Nemmeno io riesco a rassegnarmi, siamo malati o malgrado tutto amiamo visceralmente questo nostro disgraziato paese?

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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@ Dalle8alle5

I morti di Messina non sono di "pertinenza dello Stato ufficiale", infatti Bertolaso ha recitato la stringa noiosa del disastro ambientale frettolosamente e se n'è andato, il "catramato" non si è sporcato le scarpe e dopo le promesse e' scappato...sai mai una luparata di straforo...questa e' solo la prima, aspetta il ponte e vedrai.

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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@ Mimma

Intanto benvenuta a 100 milioni di anni luce e grazie dell'apprezzamento, mi sono commossa nel rivedere quel pomeriggio, poi ha prevalso la rabbia.
Non so se ci siamo incrociate, mio padre lavorava per la ditta Barbera, quello del caffè, una buona dose della mia infanzia l'ho passata in Piazza Duomo (abitavo accanto al campanile) poi durante un "agosto messinese" abbiamo deciso di spegnere l'illuminazione per poter giocare a nascondino e...puff...a scuola in convitto.
Finito l'obbligo scolastico dopo una esperienza lavorativa (segretaria di un avvocato che spremeva e pagava male) ho fatto il gesto dell'ombrello a tutti e me ne sono andata (infatti i miesi studi universitari li ho fatti a Torino)generando scandalo, è mancato un pelo che mettessero le locandine listate a lutto.
Anch'io veleggio verso il sud della Sardegna, ma come ho scritto su tempostretto (a quella sciacquetta che non ha avuto la dignità di firmarsi) il prossimo anno voglio fare un salto da quelle parti.
La parte paterna era Messinese da generazioni, quella materna era approdata a Messina prima della guerra, da Barcellona Pozzo di Gotto, un posto ameno che ospita un manicomio criminale, famoso come "casa di cura per mafiosi stressati" e da dove partono ordini del "fare o non fare", lo stesso "ameno paese" da dove è arrivato l'attuale sindaco di Messina.
Non provo nostalgia per i 20 anni, me ne sono andata prima di compierli, ma provo rabbia per l'ignavia e l'oblio che i residenti mostrano.
La classe politica ... il più pulito ha la rogna, domina la chiesa e ti garantisco che molti Don non hanno nulla da invidiare a "certi Don..." quello che mi lega in maniera carnale alla Sicilia è la mia passione sfrenata per la storia e l'archeologia, ma a ogni rimpatriata si scatena una voglia omicida per chi sta finendo di distruggere il patrimonio archeologico dell'isola, stanno frantumando del tutto le nostre radici, alla stessa maniera di come disboscano le colline che scivolano a valle.
Ancora benvenuta e alla prossima. Buon inizio settimana Mimma.

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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Nulla da aggiungere alla tua rabbia dolente, alla tua passione amara.
E, nonostante tutto, quanto mi rassicura leggerti, sapere che l'indifferenza non riuscirà a vincere.

Ho letto oggi che i fondi stanziati per la messa in sicurezza del territorio messinese sono stati spesi per render più bello il lungomare di Panarea, luogo turistico e redditizio.
E continua l'atroce conta dei morti.

Scritto da: beatasolitudine | 05/10/2009

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Al di qua dello Stretto è il momento del lutto stretto. Ci piangiamo i nostri morti consapevoli che ci appartengono e che non sono morti dell’amata Italia: le luci della ribalta così come i microfoni in questa tragedia si sono spenti prima dei funerali. Sarà che ci si abitua anche ai morti e alle disgrazie. A furia di replicare gli stessi gesti scontati (sms, c/c, raccolte varie) si è formato un sentiero compatto, dalla crosta dura e impenetrabile che non registra e non trasmette più nessuna vibrazione dalle profondità. Tutto è ripetitivo, si va avanti con disincanto, con disinteresse, con insofferenza. Stasera ci sarà la puntata di Porta a Porta. Bisognava pur trovare un tema per l’inizio della settimana e quale si presta meglio di alcune scene in diretta dall’obitorio (in questo momento la loro troupe è lì per assistere alla consegna dei cadaveri alle famiglie). Chissà forse qualcuno comprenderà che ciò che è successo a Messina può capitare ovunque… e a chiunque. Sento voci di denuncia, di condanna, di protesta. La responsabilità è del sistema, delle strutture, della società, del governo, della mentalità, dell’illegalità imperante, della mafia, dei morti stessi, dei concittadini, … Mai nessuno a dire, la responsabilità è anche mia perché … sapevo… potevo...
Ho una paura: che la carità messa in campo da associazioni, singoli etc… sia il pretesto per l’allevamento di pavoni pronti a far la ruota.

Scritto da: erminia | 05/10/2009

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Massima solidarietà Tina, ma pochissima speranza che le cose cambino...

Scritto da: il Russo | 05/10/2009

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@ Beata

Grazie Pat, la passione amorosa per la mia terra ha radici che affondano nella sua storia, una storia stupenda che viene sempre più dimenticata.
Quella specie di sindaco scorda di dire che prima di essere eletto sindaco e' stato per 10 anni il presidente della provincia di Messina.
Ergo, o è stato un pirla colluso suo malgrado prima o e' un pirla colluso suo malgrado ora, gli lascio il dubbio solo per eccesso di generosità.
L'ho letta, ma non è l'unica, vedrai quanti fondi destinati alla messa in sicurezza del terririo messinese sono stati stornati, una e' quella che hai menzionato, l'altra riguarda un grossa cifra servita per mandare in crociera un gruppo di non so chi...e i morti continuano a salire di numero...se non li trovano tutti in fretta, quel fango indurirà diventando la loro tomba.

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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@ Erminia

Quando dici che quello che è capitato a Messina potrà capitare anche altrove sbagli.
E' già capitato, a Scaletta e Giampilieri è capitato due anni fa, Sarno non è su un'altro pianeta, il Piemonte non è in territorio Francese, il Vajont sarà all'estremo nord ma sempre Italia è.
Solo che i morti Messinesi si potevano evitare, mnch se si potevano evitare.
Non guarderò l'isetto del ballatoio, non mi va di guardare la spettacolarizzazione del dolore, non voglio inveire più di quanto sto facendo, contro i miei concittadini, li sto bistrattando per questa stramaledetta cultura del favoritismo ad ogni costo, una città o quasi di succubi, sempre più somiglianti ai personaggi descritti da Verga nei Malavoglia e quelli descritti da Leonardo Sciascia ne Il giorno della civetta, ricordi?
Gli uomini
I mezzi uomini
Gli ominicchi
I piglianculo
I quaquaraquà
So dove collocare i morti e gli sfollati, so dove collocare quelli che si presteranno a mercifericare il dolore, so dove collocare la classe dirigente, non solo quella cittadina, quella dell'intera isola, scarta le prime due categorie.

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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@ Il Russo

Sottoscrivo la solidarietà Russo, ma non spreco la speranza.
Per ottenere cambiamenti in quel tessuto sociale, tutti, ma proprio tutti i ventenni del 68 dovremmo tornare in massa e ripetere la le barricate che abbiamo fatto da queste parti, prendere a calci sui denti non chi distribruisce favori, ma chi li chiede, mostrare la carta dei diritti dell'uomo...hanno la gobba a furia di inchinarsi davanti al "gattopardo" di turno.
In questo momento sono sicura ci sono affaristi che sperano che vengano giù i Peloritani, sai che affari con la ricostruzione.
Disastro colposo?
Hanno depenalizzato l'omicidio preterintenzionale?

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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La cosa peggiore, oltre al disastro, credo sia doversi sorbire l'ipocrita "vicinanza" espressa dalle varie figure istituzionali.

Schifani: "Non è il momento delle polemiche, ma quello del lutto".
Tradotto: seppelliamo le responsabilità nel dolore.
Ma vaffanculo.

Scritto da: Sciuscia | 05/10/2009

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@ Sciuscia

Quella non è vicinanza, è accerchiamento, qualche voce fuori dal coro ha fatto capire che bisogna distrarre la massa, quel c@@@o di sindaco è stato per 10 anni il presidente della provincia, quindi sapeva cosa stava bollendo in pentola, Schi-fa-ni, verme schifoso e strisciante sta solo correndo a parare il culo all'intera classe politica.
Vedrai che ci saranno trasmissioni ad oc, tutto per distrarre dalle responsabilità dirette, dare il tempo di seppellire i fascicoli senza un nulla di fatto.
Sttoscrivo, ma andassero a fanculo.

Scritto da: Tina | 05/10/2009

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Cara Tina, la storia di Messina mi ha commosso.
Non ci saranno veri Messinesi ma coloro che nei secoli hanno vissuto lì ne hanno viste di tutti i colori.
Purtroppo credo che la loro dura vita non avrà fine tanto presto.
Non sarà certo il nano che avrà la volontà di dare il giusto sollievo a chi ha subito tanto.

Scritto da: briccone | 06/10/2009

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Oggi ho visto su youtube un filmatino dove, a Messina davanti alla prefettura, un inviato del tg2 chiede ai manifestanti di smettere di protestare Sb, matteoli e altri, deve fare il servizio, in diretta con il tg. Alla risposta dei manifestanti, incazzati e disperati, che il servizio lo faccia con loro che protestano la loro disperazione, il probo giornalista se ne va a fare il servizio all'interno della prefettura.
Sb è passato dalla porta posteriore per sicurezza.

Scritto da: paolo | 06/10/2009

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@ Briccone

Una storia che i Messinesi non conoscono, o meglio, sono in pochi a conoscere, questo mi fa imbufalire, per il resto...Berlusca la visita a Messina l'ha fatta e non credo ne farà più, ha avuto un comitato di ricevimento a colpi di:
Ladro, mafioso, assassino, buffone...ed è scappato come un topo da fogna dal buco secondario.

Scritto da: Tina | 06/10/2009

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@ Paolo

L'ho visto ;-))
Mi sono gustata 9 minuti di invettive e insulti, giusto il titolo:
Quello che la TV di regime non vi mostrerà mai.
Bella la seguente:
"Berlusconi sei un ladro non ti salva il lodo Alfano"

Mi sa che è scappato dalla porta di servizio per paura di una scarica di pallettoni alle presidenziali chiappe. ;-))

Scritto da: Tina | 06/10/2009

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grazie tina, grazie per avermi rimandato a questo tuo vecchio post...l'ho letto tutto d'un fiato, ripercorrendo cose che già sapevo (cito Dioniso ad esempio, di cui lessi in terza elementare in un libro sulla sicilia, con il quale feci la ricerca che la maestra ci ordinò...ovviamente quasi tutti sull'abruzzo, uno sul piemonte e ovviamente io sulla sicilia), e confrontando tante cose cha anche io ho pensato.
penso che me lo rileggerò ancora :-)
a presto, ciao
nico

Scritto da: nico | 07/07/2010

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@ Nico

;-))

Pensa solo a Tindari, il clero se ne è impossessato facendone un luogo di culto e ricamandoci sopra la storiella del bambino caduto a mare e per incanto una lingua di sabbia è apparsa salvandolo dall'annegamento.

Scava nella mitologia e trovi Mata e Grifone, i fondatori della città, i famosi "giganti ca gigantissa".

Il vascello del 3 giugno carico di grano arrivato dai paesi arabi e spacciato per miracolo della madonna ... questo Messina, se scavi nella mitologia dell'isola vedi quante splendide pagine di storia saltano fuori legate a nomi di paesi reali, Aci, Galatea, Polifemo...e della cultura con la C maiuscola?

Archimede di Siracusa, Empedocle di Agrigento... Nico, dal nord sono arrivati i barbari di Alberto da Giussano, dal Sud è risalito il sapere a tutto tondo, quando avrò voglia parlerò ancora ancora della Sicilia, diciamo che ne ho parlato, citando proprio i suoi splednori architettonici, mi pare che il post sia

Ma quanto sei bella ;-))

Sono andata a cercarlo, se ti interessa, leggi anche questo ;-))

http://a100milionidiannilucedallaterra.myblog.it/archive/2009/07/27/l-orgoglio-delle-mie-radici.html


Buona giornata Nico

Scritto da: Tina | 08/07/2010

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